Test di laboratorio

THC e ANALISI DELLE URINE

Il THC può essere rilevato nelle urine per diversi giorni. A seconda della costituzione della persona e della percentuale di THC, tuttavia, i valori possono variare notevolmente.

Per quanto tempo è rilevabile il tetraidrocannabinolo?

Nel caso di un singolo spinello, il contenuto di THC nel corpo può essere rilevato fino a cinque giorni dopo. Coloro che consumano cannabis ogni giorno hanno sufficiente tetraidrocannabinolo per una più lunga rilevabilità nel sangue. Tuttavia, il tempo esatto durante il quale il tetraidrocannabinolo è rilevabile nel sangue varia da persona a persona. Oltre all’intensità del consumo, giocano un ruolo anche le condizioni fisiche e il contenuto di grasso corporeo del consumatore.
L’analisi dei capelli è spesso utilizzata come alternativa. Tuttavia, anche l’analisi dei capelli non è un metodo sicuro. Molti test non riconoscono piccole quantità di THC o forniscono valori misurati errati. Inoltre, prodotti legali come lo shampoo alla canapa o gli oli per la pelle possono portare allo stoccaggio di tetraidrocannabinolo nelle cellule cutanee. Pertanto il test delle urine è il metodo più sicuro per determinare il tetraidrocannabinolo fino a 27 giorni dopo l’ingestione.

In che modo viene rilevato il tetraidrocannabinolo nel corpo :

La cannabis viene rilevata nel corpo attraverso il composto THC-COOH, un prodotto di scissione del THC. Dopo poche ore, il tetraidrocannabinolo originale viene convertito in vari metaboliti, tra cui THC-COOH e 11-OH-THC. Questo si traduce in un aumento della concentrazione di THC nelle urine, e quindi in un valore misurabile chiaramente visibile. Un drug test esamina principalmente i metaboliti di cui sopra.

Così il tetraidrocannabinolo entra più velocemente nel sangue .

Se il tetraidrocannabinolo viene assorbito fumando uno spinello, entra nel flusso sanguigno in pochi minuti. Il valore si accumula continuamente. A seconda di quanta cannabis si è assunta e della costituzione del consumatore, i valori misurabili possono variare. In una persona sana, sono tra 100 e 300 nanogrammi per millilitro di plasma sanguigno. Qualche ora dopo, tuttavia, il livello di THC nel sangue scende bruscamente di nuovo.
Il consumo ripetuto fa sì che le sostanze si accumulino e quindi richiedano più tempo per essere rilevate nell’organismo. I prodotti metabolici del THC possono essere misurati nell’organismo per diversi giorni o addirittura settimane. In particolare, i fumatori occasionali o i consumatori abitudinali possono avere problemi, poiché per avere un driug test pulito sarà necessaria un’astinenza più lunga.

CBD potente antibatterico

Cosa sapere sul CBD: un potente antibatterico di origine naturale

Cos’è il CBD?

Negli ultimi anni, è andata sempre più aumentando l’attenzione verso la canapa e i suoi utilizzi terapeutici. Sebbene ci siano posizioni contrastanti al riguardo, è indubbio che l’estrazione di particolari sostanze dalla pianta di canapa permette di utilizzare delle componenti “buone” per l’organismo e contrastare così alcuni malesseri di differente gravità; non a caso, il tema è supportato anche da importanti studi scientifici che si sono concentrati per lo più sugli effetti del CBD.

Ma cos’è il CBD? Precisamente, la pianta di canapa si caratterizza di due componenti principali, il tetraidrocannabinolo, abbreviato con THC, e il cannabidiolo, abbreviato appunto con CBD. La prima sostanza ha funzioni psico-attive e induce i classici effetti euforizzanti dei cannabinoidi; la seconda invece ha funzioni opposte, tende cioè a calmare la stimolazione del THC e si contraddistingue dal potenziare il sistema immunitario e contrastare l’azione di alcuni batteri.
Grazie a questi e ad altri effetti benefici, la ricerca scientifica si è focalizzata proprio sul CBD e, ad oggi, questo cannabinoide è oggetto di svariati utilizzi sia nel campo della cosmetica che in quello della medicina alternativa.

Benefici del CBD

La ricerca scientifica ha mostrato che il CBD è in grado di apportare all’organismo una serie di effetti positivi, che incidono sotto vari profili.
In primis, questo cannabinoide può essere assunto con estrema tranquillità anche giornalmente, dal momento che si tratta di un estratto totalmente naturale; in linea di massima non determina alcun effetto collaterale, ma prima di procedere alla sua assunzione, è sempre bene rivolgersi al proprio medico.

Sono piuttosto note le proprietà antibatteriche del CBD, ma non lo sono altrettanto gli altri effetti che questo è in grado di apportare a vari aspetti dell’organismo. Nel dettaglio infatti, il CBD determina benefici su:

  • cervello (trattamento dell’epilessia e di altri disturbi neuropsichiatrici);
  • cuore (trattamento disturbi cardiovascolari);
  • fegato (proprietà antinfiammatorie e per il trattamento del colesterolo);
  • circolazione (diminuzione dei livelli di insulina e mantenimento dei livelli normali di pressione sanguigna);
  • muscoli (riduzione dei crampi muscolari);
  • metabolismo.

Inoltre, la cannabis terapeutica può:

  • ridurre le sensazioni di dolore in generale
  • ridurre l’ansia e determinare il recupero psico-fisico dopo periodi di forte stress
  • offrire un sostegno valido nel contrasto di patologie tumorali
  • alleviare la nausea, il vomito e gli altri disturbi gastrointestinali
  • trattare la psoriasi
  • combattere l’insonnia
  • potenziare il sistema immunitario.

Da come si può notare, l’azione terapeutica del CBD è a 360° e permette di migliorare svariati aspetti legati al corretto funzionamento dell’organismo, migliorando di conseguenza il trattamento di alcuni stati patologici o semplicemente (si fa per dire) la qualità della propria vita, attraverso la stimolazione di tranquillità e rilassamento.

Studi scientifici sul CBD

Ovviamente non si può parlare di cannabis terapeutica e medicina alternativa senza considerare le ricerche scientifiche di supporto.
Nel corso del tempo si sono susseguiti alcuni studi scientifici sul CBD che hanno evidenziato come questo sia realmente benefico per il benessere complessivo dell’organismo.
Uno dei primi studi (2000) fu portato avanti da Leizer et al. e si incentrava sulle proprietà antibatteriche e antimicotiche del CBD. Aspetto questo che è stato ripreso e confermato anche in un’altra ricerca del 2011.

Tra il 2005 e il 2008 poi, frutto di una collaborazione tra il Cra-Cin di Rovigo, l’Università del Piemonte Orientale di Novara e la School of Pharmacy di Londra è stato pubblicato uno dei più importanti studi del settore, pubblicato anche sul Journal of Natural Products. Tale ricerca ha dimostrato che i cannabinoidi quali CBD, CBG, THC, CBN e CBC sono in grado di ridurre la diffusione dei batteri più resistenti ai classici antibiotici. Nello specifico, il CBD e il CBG sono i cannabinoidi naturali con azione più efficace contro i ceppi maggiormente aggressivi dello stafilococco, ossia l’EMERSA-15 e l’EMERSA-16.

In tempi più recenti, il componente CBD è stato oggetto di ulteriori studi sia per quanto riguarda la sua azione contro la diffusione delle cellule tumorali al seno umano (2012) che per il suo possibile impiego per il trattamento della nausea nei pazienti sottoposti a cicli di chemioterapia (2013-2014). In entrambi i casi, si sono ottenuti risultati di rilevante interesse e che fanno propendere verso un costante approfondimento della materia.

Utilizzi del Cannabidiolo

Grazie alle proprietà antibatteriche del CBD, questo è impiegato principalmente in ambito medico per il trattamento di alcuni disturbi psico-fisici.
L’estratto è diffuso soprattutto sotto forma di olio di CBD terapeutico, che può essere aggiunto a bevande o assunto per via sublinguale ed essere così assorbito più velocemente dall’organismo. Tuttavia, il cannabidiolo è disponibile anche come capsule e cristalli nonché sotto forma di E-liquid da assimilare come vapore con la propria sigaretta elettronica.

Anche in campo cosmetico ci sono svariati modi per usufruire dei benefici del CBD. L’ olio di CBD terapeutico, infatti, può essere la base di balsami, lozioni e creme varie da utilizzare per il trattamento di stati dolorosi come quelli determinati dall’artrite.

In conclusione

Il discorso sulla cannabis terapeutica è tutt’altro che definito. Indipendentemente dalle considerazioni personali (non sempre valide da un punto di vista tecnico) non si può non tenere conto della notevole efficacia del prodotto nel fornire un sostegno al trattamento di patologie anche serie e nel potenziare il sistema immunitario.
Sebbene la ricerca scientifica attinente sia in fase ancora preliminare, i risultati ottenuti fino a questo momento hanno permesso di aprire la strada a tutta una serie di prodotti naturali da poter affiancare alla medicina tradizionale e da poter utilizzare per beneficiare di un maggiore stato di salute fisica e psicologica.

Foglia di marijuana e cbd

CBD e THC, test antidroga sul posto di lavoro.

La paura più grande (e lecita) di chi è solito fare uso di cannabis light (quella a basso tenore di THC) consiste nell’essere sottoposti ad eventuali controlli antidroga sul lavoro. A tal proposito, le domande più frequenti degli utilizzatori di cannabis light riguardano i livelli di THC contenuti nella marijuana legale e la durata del THC nelle urine e nel sangue. C’è davvero da preoccuparsi o si tratta di timori privi di fondamento?

Innanzitutto, va specificato come la sostanza incriminata sia il THC, l’unica rilevabile mediante i test antidroga e soggetta a penalizzazione. Il tetraidrocannabinolo, infatti, è la molecola psicoattiva della cannabis e, di conseguenza, è la sola responsabile degli effetti psicotropi della marijuana.

Al contrario, il CBD, spesso pubblicizzato per le sue proprietà antinfiammatorie, rilassanti e antidolorifiche, non viene rilevato da alcun test antidroga (in quanto non psicoattivo). Ciò vuol dire che la legge sulla cannabis light non impone limiti al consumo di CBD.

Quali sono i tipi di lavoro soggetti ai test antidroga?

I controlli antidroga sul lavoro coinvolgono soprattutto gli addetti al trasporto e i lavoratori le cui mansioni comportano rischi particolari in tema di sicurezza. Ecco di seguito una lista dei tipi di lavoro soggetti ai test antidroga:

  • I conducenti di veicoli per i quali è richiesta la patente di guida
  • Gli addetti alle macchine impiegate per la movimentazione merci (muletti e simili)
  • Il personale addetto alla lavorazione e alla produzione di materiali o sostanze pericolose
  • Gli infermieri e il personale sanitario impiegato negli ambulatori privati

Nonostante i controlli siano a discrezione del datore di lavoro, l’obbligo di sottoporsi ai test riguarda soltanto il personale che ricopre gli incarichi indicati all’interno dell’Intesa Stato/Regioni del 2008. Gli altri lavoratori presenti nell’organico aziendale non sono soggetti ad alcun controllo. I test antidroga vanno ripetuti con cadenza annuale e riguardano sia il personale già presente in organico che i lavoratori appena assunti.

Nel caso in cui i risultati fossero positivi, il lavoratore dovrà ritenersi temporaneamente inidoneo al servizio e quindi sospeso dalle sue mansioni. Tuttavia, l’esito positivo dei test antidroga non comporta la risoluzione del rapporto di lavoro: l’azienda, se lo ritiene opportuno, può scegliere di assegnare un incarico diverso al lavoratore.

Che tipi di analisi esistono e quanto tempo resta in circolo il THC?

Quello più diffuso è l’esame delle urine, un test in grado di rilevare la presenza di THC-COOH, un catabolita (ovvero una sostanza di scarto) del THC. Quest’elemento può restare nel sangue anche per diverse settimane. Tuttavia, non si tratta di una sostanza psicoattiva, pertanto una sua eventuale presenza indica soltanto l’uso passato di THC. In caso di positività al test delle urine, è possibile che l’azienda suggerisca un secondo controllo più attendibile, ovvero le analisi del sangue.

Infine, va segnalata anche l’esistenza dell’esame del capello, meno diffuso rispetto ai precedenti poiché molto più costoso. Ma per quanto tempo il THC resta nel corpo? I tempi di permanenza del THC nel sangue sono legati alla predisposizione del soggetto e alla capacità del suo organismo di smaltirne i metaboliti. In ogni caso, la loro permanenza nel sangue difficilmente supera le 12/15 ore. Il discorso cambia per i fumatori abituali, i quali dovrebbero osservare almeno 48 ore di totale astinenza prima di sottoporsi ai controlli. In questi casi, non è difficile individuare tracce di THC nel sangue anche a distanza di 7/10 giorni. Il THC nelle urine, invece, è rilevabile per un periodo pari a 3/4 settimane. Trascorso questo lasso di tempo, le tracce scompaiono.

Il CBD può essere rilevato? Ha conseguenze legali?

Il CBD non è una sostanza psicotropa (non altera le normali capacità psichiche e fisiche della persona) e, come indicato dalla legge sulla cannabis light, non è in alcun modo vietata. Come anticipato, la presenza di CBD si accompagna spesso con un contenuto minimo di THC, uno dei cannabinoidi più importanti della canapa sativa. Il tetraidrocannabinolo è l’unico protagonista dei test antidroga ed è anche il solo elemento sottoposto a regolamentazione dalla legge italiana.

Per effetto delle recenti disposizioni relative ai prodotti contenti CBD, il contenuto di THC non può superare la soglia dello 0,2% (con una tolleranza massima pari allo 0,6%). Ciò vuol dire che la presenza di valori simili negli esami delle urine o del sangue non sono perseguibili per legge. Tuttavia, un consumo particolarmente elevato e, soprattutto, costante nel tempo, oppure una marcata predisposizione all’accumulo di metaboliti da parte dell’utilizzatore, potrebbero variare l’esito dei controlli.

Per tale motivo, nonostante la cannabis light contenga livelli bassissimi di THC, il consiglio è di essere prudenti e valutare anzitempo l’uso di prodotti legali a base di CBD. In ogni caso, chi ne fa un uso sporadico non dovrà temere alcunché.

Proprietà del CBD

Il cannabidiolo è uno dei principi attivi della cannabis sativa ma, a differenza del THC, possiede numerosi benefici. È utile nel trattamento di alcune patologie infiammatorie e di numerose sindromi psicotiche. Come sottolineato in precedenza, il CBD non ha nessun effetto psicoattivo. Questa sostanza ha mostrato ottimi risultati in termini di riduzione delle infiammazioni. Infine, è in grado di sedare gli effetti psicotici ed euforizzanti del THC, tra cui battiti accelerati, ansia, tremori, etc. Ecco spiegato perché potrebbe essere consigliato usare il CBD ad alte concetrazioni e minime invece di THC.

Conclusioni: meglio usare il CBD ?

La verità è che, come al solito, moderazione e buon senso sono le cose più importanti: soltanto in questo modo sarà possibile risultare indenni ad eventuali test.

Come qualsiasi altra cosa, infatti, canapa legale e derivati andrebbero consumati con parsimonia. Il cannabidiolo è uno dei 140 cannabinoidi contenuti nelle infiorescenze della canapa. Il CBD non ha alcun effetto psicotropo, ma vanta interessanti proprietà distensive e antinfiammatorie. In ogni caso nei prodotti al CBD il contenuto di Thc non può per legge superare lo 0.2% . Inoltre alcuni estratti di CBD puro non contengono alcuna percentuale di THC. Il consumatore può quindi stare tranquillo.

Combattere l’insonnia con il CBD

grafica di una ragazza a letto sveglia che conta le pecore
Quando si soffre di insonnia neanche le pecore aiutano

Insonnia e CBD

Un numero crescente di persone impiega la cannabis light e il CBD per rilassarsi e migliorare la qualità del sonno. In virtù delle sue proprietà antinfiammatorie e distensive, il cannabidiolo sembra in grado di influire in maniera positiva sui ritmi veglia-sonno, tanto da poter essere considerato una cura per l’insonnia. Ma è davvero così? Quali prodotti esistono in commercio e quali sono gli effetti dell’ olio CBD per l’insonnia? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Cos’è l’insonnia e come viene curata?

Ad oggi ne soffrono circa 9 milioni di italiani, che per contrastarne i sintomi si affidano a cure erboristiche o farmacologiche. Ma cos’è l’insonnia e perché colpisce così tante persone? Si parla di insonnia quando si lamentano due o più dei seguenti sintomi: difficoltà ad addormentarsi, risvegli frequenti, stanchezza mattutina, sonnolenza persistente, mancanza di focus. Alcune persone soffrono di insonnia per brevi periodi e in questi casi si parla di insonnia acuta. Quando, invece, il disturbo si protrae a lungo, l’insonnia diventa cronica ed è legata a cause più profonde. L’insonnia può essere una vera e propria patologia oppure un sintomo di un altro disturbo. Nel primo caso, questa prende il nome di insonnia primaria, una malattia legata soprattutto a cambiamenti al proprio stile di vita, a condizioni prolungate di stress e a disordini emotivi. Di recente, si sta facendo largo la convinzione secondo cui l’insonnia dipenda da problemi alla cosiddetta materia bianca. Una ricerca pubblicata su Radiology ha mostrato come nei pazienti affetti da insonnia primaria venga spesso osservata una scarsa integrità della materia bianca in diverse regioni del talamo e dell’emisfero cerebrale destro. Come anticipato, l’insonnia può essere anche un sintomo, provocato da un disturbo nascosto. Tra questi ansia, depressione, dolori articolari, apnee notturne, allergie o patologie più gravi quali cancro, Parkinson e Alzheimer. Spesso, questa condizione può dipendere anche dall’assunzione di determinati medicinali, quali antidepressivi, antiallergici, decongestionanti e corticosteroidi. Ma quali sono i trattamenti convenzionali contro l’insonnia? A volte, rinunciare a tè, caffè, sigarette, alcolici e pasti abbondanti può non bastare. Accanto a tali interventi, è necessario accostare un trattamento rilassante specifico. Tra questi figurano la terapia cognitivo comportamentale, ufficialmente riconosciuta dall’American College of Physicians e tesa ad allontanare ansie e pensieri negativi. Esistono anche numerose tecniche di rilassamento che possono giovare a chi ha a che fare con questo disturbo. La melatonina rientra invece tra le terapie complementari, insieme ad altri rimedi quali lo yoga, la valeriana e l’agopuntura.

CBD benefici: perché questa sostanza può essere considerata un alleato efficace contro l’insonnia?

L’interesse nei confronti della cannabis legale e del cannabinoide CBD sta rapidamente aumentando, così come il rilievo offerto loro dai media. Ma cosa dicono gli studi più recenti al riguardo? Davvero il CBD è in grado di allontanare ansia e preoccupazioni e favorire il sonno? Innanzitutto, va ricordato che il cannabidiolo è completamente privo di effetti psicoattivi, a differenza del cannabinoide THC, famoso per le sue capacità psicotrope. Attualmente, in Italia il THC è vietato in concentrazioni superiori allo 0,2%, sebbene sia tollerato fino a 0,6%. Se i prodotti ricchi di THC necessitano di ricetta medica, il CBD è utilizzabile senza alcuna prescrizione e può essere acquistato in qualsiasi negozio specializzato nella vendita di cannabis legale. Ma in che modo il CBD agisce sull’organismo?

CBD effetti

Il CBD interagisce con il sistema endocannabinoide riequilibrando determinati meccanismi e favorendo un’efficace omeostasi interna. In sostanza, i recettori del sistema endocannabinoide vengono stimolati dal CBD ed amplificano le loro funzioni, aumentando la produzione di sostanze rilassanti ed antinfiammatorie. Sebbene l’efficacia del CBD sulla regolazione del ciclo sonno-veglia sia piuttosto difficile da valutare, studi recenti indicano una percentuale piuttosto elevata di riscontri positivi.

CBD effetti: come usare il CBD per trattare l’insonnia?

In commercio esistono tantissimi prodotti a base di CBD per rilassare. Tra questi tè, tisane, balsami, creme, olio di CBD, capsule, bevande e persino caramelle e lecca-lecca. Ognuno di questi ha effetti diversi ed è dotato di caratteristiche e concentrazioni differenti. Esistono persino articoli che sommano i benefici e le proprietà del CBD a quelli della melatonina o della valeriana.

CBD rimedio per l’insonnia

L’ olio CBD per l’insonnia viene realizzato aggiungendo la sostanza a olio d’oliva, di cocco o di canapa. Il principio attivo può raggiungere percentuali ragguardevoli. È possibile assumere 2-5 gocce di olio di CBD due volte al giorno. Naturalmente, in caso di gravidanza, allattamento o assunzione di altri farmaci, è importante consultare il medico. L’uso del CBD per rilassare va interrotto immediatamente in caso di effetti indesiderati.

CBD benefici: cosa suggerisce la ricerca medica al riguardo?

Esistono numerosi esperimenti tesi ad inquadrare gli effetti reali del CBD. Tuttavia, questi sono stati svolti esclusivamente su cavie da laboratorio, e nonostante le indicazioni positive, è importante restare molto cauti. “Il principio attivo possiede proprietà anti-infiammatorie comprovate”, afferma Lihi Bar-Lev Schleider all’interno di una ricerca pubblicata su Nature; nonostante questo gli studi clinici utili a determinarne l’impatto reale sono ancora pochi. Insomma, esistono parecchi indizi, ma ancora nessuna certezza. In ogni caso, dalla ricerca scientifica trapela un certo ottimismo: Ziva Cooper, ricercatrice presso l’Università della California e autrice di una ricerca sul potere rilassante della cannabis, afferma che il CBD abbia effetti positivi nella cura di svariate malattie, malgrado sia necessario verificare e continuare a sostenere la ricerca.

Nel 2018 è stato condotto uno studio su 409 persone che soffrivano di insonnia. Lo scopo della ricerca era prendere nota degli effetti della cannabis rispetto alla qualità del sonno dei pazienti. Il 94% dei partecipanti si è detto soddisfatto dei risultati ottenuti .

Conclusioni: CBD rimedio per l’insonnia o semplice palliativo?

L’insonnia è stata collegata a tantissimi disturbi, tra cui depressione, ansia, dolori, stress e tanti altri ancora. La cosa positiva è che il CBD è considerato un valido alleato contro tutte le condizioni appena elencate. Alleviando la sintomatologia dei disturbi citati, i quali impediscono al paziente di dormire, il CBD svolge un ruolo, seppur indiretto estremamente importante .

Come la cannabis colpisce il cervello

Come la cannabis colpisce il cervello

IN CHE MODO I CANNABINOIDI INFLUENZANO IL CERVELLO

Per molti secoli, le proprietà curative della cannabis sono state sfruttate a scopi terapeutici. Fino alla fine del 19° secolo i farmaci a base di cannabis venivano usati con successo contro il dolore, l’ansia, la depressione, i disturbi del sonno, gli spasmi, l’asma e anche la perdita di appetito. Tuttavia, i farmaci a base di cannabis hanno gradualmente perso la loro importanza in quanto non si era riusciti a identificare il principio attivo effettivo. Nel 1964, quando il  Journal of the American Chemical Society annunciò  la scoperta della struttura del principale principio attivo della pianta di canapa, ovvero il THC, questa pianta tornò sotto i riflettori. Le ricerche portarono successivamente alla scoperta del sistema di cannabinoidi all’interno del corpo (sistema endocannabinoide).

Il sistema endocannabinoide

Il sistema endocannabinoide è stato riconosciuto come sistema fisiologico di un organismo indipendente, che è attivamente coinvolto nel controllo del sistema nervoso, del sistema immunitario e della morte cellulare per apoptosi. I processi biochimici coinvolti in questo processo sono stati solo parzialmente compresi. Sulla base dei risultati della ricerca medica e degli studi effettuati negli ultimi anni, si è arrivati alla conclusione che gli endocannabinoidi hanno una forte influenza sui processi di apprendimento e di movimento. Ci sono anche risultati di ricerche che suggeriscono addirittura che i ricordi negativi potrebbero essere spazzati via. Gli studi sono stati condotti con i cosiddetti  topi knockout. Questi topi sono privi dei recettori CB1. È stato dimostrato che è molto difficile dimenticare le esperienze negative. Il sistema endocannabinoide  è coinvolto anche nel controllo del movimento, dell’appetito, del dolore, del sonno, della protezione delle cellule nervose, della regolazione della temperatura e della crescita del cancro. È oggetto di ricerca anche l’influenza degli endocannabinoidi sul processo di apprendimento.

Disturbi del sistema endocannabinoide

Molti scienziati ritengono che uno squilibrio nel sistema cannabinoide endogeno possa causare una varietà di disturbi che influenzano lo stato della mente e la psiche. Potrebbe favorire l’innesco del disturbo bipolare, disturbo post-traumatico da stress (PTSD), ma anche malattie fisiche come crampi muscolari, sindrome dell’intestino irritabile, nausea, fibromialgia, emicrania, o convulsioni. Il ricercatore Ethan B. Rosso ha pubblicato nel 2003 uno studio molto  interessante che analizza queste relazioni. Ricercatori britannici hanno condotto un altro studio che indica l’efficacia dei cannabinoidi contro la schizofrenia, lo stress mentale ed i disturbi d’ansia.

Principi attivi della cannabis e sistema cannabinoide endogeno − come interagiscono?

Questa è una domanda molto interessante. Come parte della ricerca medica, sono stati scoperti almeno due recettori per gli endocannabinoidi dei mammiferi. I recettori dei cannabinoidi possono essere attivati ​​agganciando i cannabinoidi sia endogeni che derivanti da fonti esterne. Attraverso l’inibizione dei neurotrasmettitori, trasmettono vari segnali che influenzano le funzioni e le sensazioni fisiche. I singoli processi sono così complicati che non sono stati ancora completamente compresi.

Confronto tra cannabinoidi endogeni e cannabinoidi ​​della cannabis

La struttura chimica delle forme di cannabinoidi è diversa, ma svolgono funzioni simili. La loro funzione è semplicemente quella di attivare il sistema agganciandosi ai recettori cannabinoidi appropriati e innescando così determinate reazioni fisiche. Gli endocannabinoidi agiscono rapidamente con una durata d’azione relativamente breve. La durata dell’azione nei fitocannabinoidi dura più a lungo. Il motivo è il degrado più lento dei cannabinoidi della cannabis.

Quali sono i recettori conosciuti?

Finora sono noti principalmente due recettori per i cannabinoidi. Questi sono Cannabinoid Receptor 1 (CB1) e Cannabinoid Receptor 2 (CB2). Entrambi i recettori controllano diverse funzioni. Mentre il CB1 si trova principalmente nelle cellule nervose, il recettore cannabinoide 2 si trova prevalentemente nelle cellule immunitarie ed ossee. I recettori dei cannabinoidi 1 sono particolarmente comuni nel cervelletto, nell’ippocampo e nei gangli. Pertanto, questi recettori hanno un forte impatto sulla funzione cerebrale. Tuttavia, i CB1 sono presenti anche in grandi quantità nel sistema nervoso periferico dell’intestino. I recettori cannabinoidi 2, invece, influenzano le reazioni immunitarie e le ossa.

Quali cannabinoidi contiene la pianta di canapa (Cannabis indica)?

La cannabis è nota per il suo contenuto di tetraidrocannabinolo (THC) e cannabidiolo (CBD), i due cannabinoidi più importanti ed interessanti da un punto di vista terapeutico. Inoltre, ci sono altri 111 fitocannabinoidi nella pianta di cannabis.

Quali sono gli effetti del THC e del CBD sull’organismo?

THC

Nel THC, deve essere fatta una distinzione tra effetti terapeutici, intossicanti e altri. Ha un effetto calmante sul dolore infiammatorio e neuropatico. Riduce spasmi, nausea, vomito e diarrea. Abbassa la pressione intraoculare, facilita il sonno, ha un effetto stimolante dell’appetito e inibisce la diffusione delle cellule tumorali. Inoltre, il THC ha anche un alto effetto psicoattivo. Questo si manifesta nella tipica intossicazione da cannabis. Aumentare l’umore, la loquacità, l’euforia, e provoca cambiamenti nella percezione del tempo, dei colori, della musica o del gusto. Tuttavia, in concentrazioni molto elevate, il THC può anche causare effetti avversi, come compromettere le prestazioni mentali, la concentrazione o le prestazioni psicomotorie.

CBD

La differenza del CBD, rispetto al THC, sta nel fatto che il CBD non è psicotropo. Il CBD o cannabidiolo, tuttavia, ha un effetto ansiolitico, antinfiammatorio, anticonvulsivo e anti-nausea. Si sta ancora studiando se possa anche avere un effetto antipsicotico. Agisce attivando i recettori CB1 e CB2 per contatto. Al contrario del THC che può inibire i recettori attraverso un meccanismo ancora sconosciuto. Inoltre il CBD inibisce anche l’attività del recettore GPR55, il cui significato biologico non è stato ancora chiarito. Queste proprietà possono smorzare l’azione del THC, in particolare il suo effetto psicoattivo.

Prodotti a base di cannabis in Italia

A causa del loro effetto psicoattivo alcuni cannabinoidi sono soggetti alla legge sulla droga o alla legge per combattere la diffusione di nuove sostanze psicoattive. Questi sono quindi disponibili solo con un permesso speciale. Ciò include i prodotti di cannabis contenenti più dello 0,2% di tetraidrocannabinolo (THC). Tutti i prodotti di cannabis con un contenuto inferiore allo 0,2% di THC possono essere venduti legalmente in Italia.

Olio di CBD e olio di cannabis

Sia la cannabis che l’olio di CBD contengono i cannabinoidi dalla pianta di canapa. Tuttavia, l’olio di cannabis è un termine generico per tutti gli oli della pianta di cannabis. Il contenuto di THC nella cannabis o olio di hashish varia molto. Può arrivare fino all’80 percento. In queste concentrazioni l’olio ha un forte effetto psicoattivo. Oli di cannabis contenenti meno dello 0,2 percento di THC vengono anche indicati come oli di CBD.

L’efficacia della cannabis e dell’olio di CBD

I termini cannabis e CBD vengono spesso molto confusi, e spesso hanno significati diversi in diversi paesi. In Italia, l’olio di CBD deve sempre contenere meno dello 0,2 percento di THC per poter essere venduto legalmente. Sebbene gli effetti di entrambi gli oli siano comparabili in termini di effetto antinfiammatorio, ansiolitico o anticonvulsivo, contro il dolore, i disturbi del sonno e la stanchezza cronica, la differenza sta nel fatto che gli oli di cannabis con una concentrazione maggiore di THC hanno anche un effetto inebriante. Tuttavia, un olio con un contenuto di THC più elevato a volte può anche avere effetti positivi sulla salute, alcuni dei quali sono ancora più intensi. Alcuni pazienti con dolore persistente e grave si affidano agli effetti del THC per rendere la loro situazione più sopportabile. In ogni caso l’olio di CBD può avere per molte persone un impatto positivo sulla riduzione del dolore nella fibromialgia, ma anche in ansia, depressione, demenza, artrite, malattie infiammatorie croniche dell’intestino, la schizofrenia, sclerosi multipla, sistema immunitario indebolito nelle malattie autoimmuni e altri problemi di salute. Gli effetti collaterali si verificano difficilmente perché il contenuto di THC nell’olio CBD è troppo basso. Sebbene gli oli di cannabis con un contenuto di THC più elevato siano spesso più efficaci, possono portare a più effetti collaterali.

Quali effetti a lungo termine hanno i cannabinoidi sul cervello?

Sta diventando sempre più chiaro che molte supposizioni riguardanti gli effetti della cannabis sul cervello devono essere riviste. In passato si sosteneva l’ipotesi che il cervello fosse influenzato negativamente dalla cannabis. Si credeva che la cannabis portasse un effetto inebriante e creasse felicità a breve termine, che in seguito avrebbe inevitabilmente causato una dipendenza che avrebbe distrutto il cervello. Oggi sta diventando sempre più chiaro che spesso è il contrario. Può verificarsi una dipendenza certo, così come può crearsi una dipendenza da cibi normali o attività come comprare o giocare. È stato anche scoperto che il potenziale di dipendenza, a differenza del fumo e dell’alcol, sembra essere significativamente più basso. I consumatori di tabacco e alcol sviluppano dipendenza in oltre il 15-30% dei casi. Per la cannabis, secondo gli studi disponibili, solo il 9%. Tuttavia, la ricerca futura potrà fornire una risposta più precisa su quanto sia elevato il rischio di dipendenza.

Quali influenze positive ha la cannabis sul cervello?

Con la scoperta e la ricerca del sistema endocannabinoide dell’organismo, gli effetti positivi dei cannabinoidi sul cervello sono diventati sempre più evidenti. Il corpo stesso produce cannabinoidi per controllare molti processi psicologici. Solo quando il sistema è in uno stato di forte squilibrio, si arriva allo sviluppo di gravi malattie mentali, psicosi o persino disfunzioni fisiche. Si è scoperto che i cannabinoidi possono persino espandere il potenziale mentale degli esseri umani. C’è un aumento di attenzione, flessibilità, creatività e miglioramento della memoria. I medici stanno trovando sempre più prove che sostengono l’ipotesi di promozione della crescita cellulare nel cervello. Inoltre, le proprietà antiossidanti e antinfiammatorie confermate dei cannabinoidi esercitano anche un effetto benefico sul cervello. Al momento, i cannabinoidi vengono testati per la loro efficacia contro malattie mentali precedentemente incurabili come il morbo di Alzheimer o di Parkinson.

Quali benefici sono stati scoperti?

I risultati già esistenti sugli effetti della cannabis sulle capacità cognitive umane sono molto interessanti. I risultati di uno studio condotto da scienziati dell’Università di Bonn in collaborazione con scienziati della Hebrew University di Gerusalemme sono stati pubblicati dalla famosa rivista Nature Medicine. Questo studio suggerisce che il THC possa fermare il rallentamento della funzione cerebrale durante l’invecchiamento. Negli esperimenti sui topi è stata studiata la loro capacità di navigare nel labirinto sotto l’influenza del THC. I topi più anziani sotto effetto della cannabis hanno fatto molto meglio delle loro controparti senza l’influenza del THC. Potrebbe perfino essere possibile invertire i processi di invecchiamento e prevenire lo sviluppo della demenza.

Conclusione

La ricerca medica sulla cannabis ha dimostrato che i cannabinoidi THC e CBD presenti nella pianta di canapa si comportano in modo simile agli endocannabinoidi del corpo. In caso di disregolazione del sistema endocannabinoide, la somministrazione di cannabinoidi dalla pianta di canapa può aiutare a mantenere una buona salute ed ha un’influenza positiva sulla funzione cerebrale. L’immagine negativa della cannabis deve essere riconsiderata in base agli ultimi risultati della ricerca. Può darsi che la ricerca medica nel campo dell’invecchiamento stia affrontando nuove scoperte.

I principi attivi della cannabis sono legalmente disponibili in Italia sotto forma di oli di CBD. La legalizzazione dei farmaci contenenti THC è sempre più richiesta da figure pubbliche e politici.

 

Intossicante? Gli effetti del CBD

Intossicante? Gli effetti del CBD

Molte persone confondono il CBD (cannabidiolo) con sostanze intossicanti, ma si tratta di un grande errore. Indipendentemente dalla quantità consumata, non si potrà mai ottenere un effetto psicotropo dal consumo di cannabidiolo. L’olio di CBD è un estratto della pianta di canapa femminile che non contiene il principio attivo THC (tetraidrocannabinolo) ed è quindi legale. Gli effetti del cannabidiolo e della pianta di canapa terapeutica sono totalmente diversi da quelli comunemente associati alla marijuana e  vengono infatti utilizzati per altri scopi. Gli effetti diventano visibili solo quando il CBD viene dosato correttamente. Nonostante il CBD non sia ancora riconosciuto in medicina, è descritto dagli scienziati come positivo ed usato spesso sui pazienti oncologici, contro la schizofrenia e molte malattie autoimmuni.

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